Non siamo antiberlusconiani militanti, ma meri editori. F.to Mauri

Al direttore - La ringrazio per il rilievo che ha dato al gruppo editoriale che rappresento nel numero di mercoledì 8 luglio intitolato: Il gruppo Mauri diventa terzo polo nei libri. Tuttavia devo rettificare alcune vostre deduzioni sul mio modo di interpretare il mestiere di editore.
22 AGO 20
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Al direttore - La ringrazio per il rilievo che ha dato al gruppo editoriale che rappresento nel numero di mercoledì 8 luglio intitolato: Il gruppo Mauri diventa terzo polo nei libri. Tuttavia devo rettificare alcune vostre deduzioni sul mio modo di interpretare il mestiere di editore. Mi attribuite in particolare l’intenzione, molto riduttiva, di propormi sul mercato come “il cuore pulsante dell’ideologia antiberlusconiana”. A riprova di ciò portate alcuni esempi. La pubblicazione da parte della Guanda, presieduta e diretta da Luigi Brioschi, editore tra i più raffinati e competenti nel panorama italiano, del libro di Marco Belpoliti “Il corpo del capo”. L’acquisizione da parte di una Bollati Boringhieri indipendente del Cuaderno di José Saramago. La partecipazione di una casa editrice, Chiarelettere, della quale siamo partner industriali, al quotidiano fondato da Travaglio e Padellaro. Quanto al primo caso è evidente che Marco Belpoliti ha pubblicato presso Guanda un libro (che peraltro io ho letto solo successivamente) non potendo pubblicare presso Einaudi: avreste preferito che lo pubblicasse qualcun altro? E perché? Il libro ha avuto successo e dunque sono contento che sia stato pubblicato dal nostro gruppo. Il secondo caso riguarda l’acquisizione di un’opera di un premio Nobel da parte di una Bollati Boringhieri autonoma. E’ normale che un editore ritenga i propri lettori interessati a sapere cosa ha pensato e scritto un premio Nobel sulla contemporaneità. Bisognava impedire che gli Italiani sapessero? Certamente il rifiuto del suo editore ha avuto l’effetto opposto. Il terzo esempio è ancora fuori luogo. Lorenzo Fazio ha voluto fondare una casa editrice libera, Chiarelettere, che ha incontrato subito il favore di lettori e giornalisti. Si è affidato a noi, che ne deteniamo il 49 per cento, per il sostegno industriale, commerciale e manageriale. Tra i suoi autori c’è Marco Travaglio ma c’è anche, in cima alle classifiche in questi giorni, il libro di Gianluigi Nuzzi, ex firma del Giornale (peraltro proprio il giornalista che ha rivelato i rapporti tra D’Alema, Fassino e Consorte) e attualmente firma di Panorama che, come Fazio, è interessato al giornalismo libero. Uno dei libri di maggior successo di questa casa editrice, “La paga dei padroni”, passa in rassegna il malcostume dei bonus milionari attribuiti ai manager delle grandi imprese italiane. E guarda un po’ una delle poche che si salva è Mediaset, perché i bonus, anche quelli dei familiari del premier, sono grazie al cielo direttamente rapportati ai risultati aziendali anziché sorretti da tautologie arbitrarie. E come imprenditore ho stima della conduzione manageriale della Mondadori nostra concorrente, il cui vertice peraltro ricorda ogni volta che può che sono gli autori a scrivere i libri e non gli editori. Ve lo ricordo anche io. Se posso. E’ antiberlusconismo questo? No, è mancanza di pregiudizi. Per questo alcune intelligenze, fino al giorno prima apprezzatissime altrove, approdano improvvisamente al nostro gruppo con libri di successo. Non è un problema nostro. Detto questo il panorama delle singole case editrici è molto più vasto e articolato. Possibile che pochi libri, sulle migliaia che pubblicano, bastino a etichettare una ricca attività editoriale che contribuisce alla cultura e al dibattito di questo paese? Quanto a me, sempre che ancora vi interessi, non scelgo i libri da pubblicare, tranne qualche romanzo di tanto in tanto, come sanno bene gli amici librai ai quali scrivo in queste occasioni, o “Meritocrazia” di Roger Abravanel recentemente (che ha ispirato vari ministri di questo governo). Non sono mai stato né “berlusconista” né comunista, non ho mai rilasciato deleghe in bianco a pensare al posto mio a nessun partito. Cerco di ascoltare tutti con curiosità. Non tollero l’intolleranza e difendo la libertà di espressione propria del mestiere, come imparato negli Usa da studente e non in un soviet, forte di un azionariato senza altri particolari interessi e per questo indipendente. Un mestiere che la mia famiglia coltiva da tre generazioni. Posso continuare?
Stefano Mauri